Accessibilità dei contratti: chiunque ci guadagna

Di cosa ho parlato agli Accessibility Days 2025

in Contratti, Intelligenza artificiale, Legal design, Scrittura giuridica
Questo è il mio talk agli Accessibility Days del 2025. Il testo originale è stato riadattato per il mio blog. 

Locandina della conferenza “Se i contratti sono accessibili, chiunque ci guadagna”, con data 15 maggio alle 16:30 e foto del relatore avvocato in giacca e cravatta.

Mi occupo da anni di rendere comprensibili contratti che solitamente non lo sono. Ho lavorato con banche, utilities, operatori di telefonia per trasformare quei documenti che tutti firmano (ma che nessuno legge, e se qualcuno li leggesse probabilmente non li capirebbe) in contratti accessibili, chiari e utilizzabili.

Il problema dello “small print”

Slide gialla con grande blocco di testo contrattuale al centro su sfondo bianco e cornice nera, accompagnato dalla scritta “SMALL PRINT” a destra.

Negli Stati Uniti i contratti standard vengono chiamati “small print” o “fine print”: un nome che dice tutto sul modo in cui sono scritti. Caratteri minuscoli, pagine interminabili, muri di testo impenetrabili.

Slide gialla con riquadro bianco a sinistra che elenca “Anche un contratto può essere: 1. Percepibile 2. Utilizzabile 3. Comprensibile” e, a destra, testo “UNI ISO 24495-1:2024 sul linguaggio chiaro (plain language)

Eppure anche un contratto può essere percepibile, utilizzabile, comprensibile. Cioè anche ai documenti legali, come i contratti, possono essere applicati quei i tre pilastri indicati nelle WCAG in maniera tale da renderli, in una parola, poi accessibili.

Prendiamo un esempio reale: una clausola sugli “obblighi e diritti del cliente” che si estende per sei pagine. Da un punto di vista di accessibilità, è letteralmente un muro di testo. Gli unici appigli visivi sono il titolo dell’articolo (“10. Obblighi e diritti del cliente”) e una numerazione progressiva (10.1, 10.2, 10.3… fino al 10.26) che butta dentro, alla rinfusa, tutti gli obblighi contrattuali.

Come si può avere consapevolezza di ciò che si sta firmando di fronte a un documento del genere? E l’autonomia non passa forse anche dalla consapevolezza delle cose per cui ci stiamo vincolando?

La soluzione: struttura e gerarchia

Slide gialla con a sinistra una pagina piena di blocchi di testo grigi che formano un “muro di testo” e a destra il titolo grande “Come abbattere l’inaccessibile muro di testo”.

La buona notizia è che si può intervenire facilmente, senza toccare nemmeno una parola del contenuto originale. Basta lavorare sulla struttura.

Analizzando ciascuna clausola, emerge che ognuna tratta in realtà un argomento diverso:

  • La 10.1 parla del diritto del cliente di usare il servizio
  • La 10.2 dell’obbligo di fornire dati veritieri
  • La 10.3 dell’obbligo di correggere i dati errati
  • E così via

I legali aziendali hanno l’abitudine di non badare troppo alla lunghezza delle clausole e di buttare tutto dentro senza criterio. Ma se analizzo il contenuto di ciascun paragrafo, estraggo l’argomento principale e lo trasformo in un titolo (un H2, per esempio), ottengo immediatamente una struttura molto più chiara.

Slide con pagina di contratto suddivisa in paragrafi con titoli in grassetto e testo più arioso, che mostra una versione più leggibile delle clausole.

Questo approccio:

  • agevola il lavoro degli screen reader
  • permette di accedere molto più velocemente all’informazione cercata (se voglio sapere come funziona il recesso, troverò subito una sezione dedicata)
  • rende il documento utilizzabile.

Oltre ai titoli: elenchi e spazi bianchi

Slide gialla con pagina di contratto a sinistra e, a destra, elenco puntato di buone pratiche per la leggibilità del testo: uso di titoli H1, H2, H3, interlinea adeguata, allineamento a sinistra ed elenchi puntati.

La stessa logica si applica all’interno delle singole clausole. Spesso mi imbatto in frasi uniche che si estendono per un’intera pagina, con elenchi mascherati da orrendi “romanini”: i) ii), iii), iv). Uno screen reader li legge in modo incomprensibile: “i della gestione, ii del contenuto, iv dello smarrimento”.

Slide che ingrandisce una clausola numerata 10.6 del contratto, con titolo in grassetto “Di cosa è responsabile il Cliente quando usa il Servizio” e lungo paragrafo descrittivo sottostante.

Trasformare questi pseudo-elenchi in veri elenchi puntati, lavorare sull’interlinea, sugli spazi bianchi, sull’allineamento a sinistra: tutto questo rompe il muro di testo in mattoncini più digeribili. E ancora una volta, senza toccare il contenuto.

Slide che mostra la stessa clausola 10.6 del contratto ma riscritta con elenco puntato di responsabilità del cliente, ciascun punto introdotto da un bullet, su sfondo bianco.
Slide divisa in due colonne con la scritta “PRIMA” sopra a sinistra e “DOPO” sopra a destra, che confronta un paragrafo di contratto lungo e complesso con una versione riscritta più breve e chiara.

Perché “chiunque ci guadagna”

Slide gialla con grande titolo a destra “Contratti accessibili: anche chi li scrive ci guadagna.” e, a sinistra, pagina di contratto strutturata con paragrafi.

L’accessibilità dei contratti viene spesso vista come un onere per le imprese, un’ulteriore rottura di scatole (diciamolo pure) in un periodo già pieno di adempimenti normativi. Ma ho scelto di intitolare questo intervento “chiunque ci guadagna” perché strutturare i contratti in questo modo è un vantaggio anche per chi li scrive.

Per i legali interni: I contratti delle grandi aziende sono stratificazioni di interventi fatti nel tempo da persone diverse. Quando arriva una modifica (una direttiva europea, un cambio di prodotto, un provvedimento dell’autorità), chi deve metterci mano perde tempo per capire quali parti modificare.

Ho constatato che i contratti tradizionali sono pieni di:

  • Frasi e clausole ripetute più volte
  • Rinvii ad altre clausole che magari sono state eliminate anni prima
  • Contenuti disorganizzati e difficili da gestire

Un contratto strutturato permette di trovare meglio le informazioni, modificarle più velocemente e migliorare la comunicazione tra legale e business.

Per l’intelligenza artificiale: Oggi dobbiamo confrontarci anche con le macchine. E un contratto strutturato in modo accessibile funziona meglio anche con gli LLM (Large Language Models).

Se chiedo a un tool di intelligenza artificiale di “estrarre tutte le clausole relative all’obbligo di usare risorse hardware adeguate”, lo strumento lavorerà molto meglio se trova titoli chiari e “chunk” di contenuto ridotti. La finestra di contesto si riduce e i risultati sono più accurati.

Questo è cruciale in ambito legale, dove le allucinazioni dell’IA (spacciare per vere cose che non lo sono) sono frequentissime. Perché? Perché i tool hanno a che fare con documenti scritti in legalese: linguaggio complesso, frasi lunghe, tecnicismi, frasi passive. Gli LLM non amano il legalese, così come non lo amiamo noi.

Scrivere bene per le persone significa scrivere bene anche per l’IA.

Il terzo pilastro delle WCAG: la comprensibilità

Slide gialla con riquadro bianco a sinistra che elenca “Anche un contratto può essere: 1. Percepibile 2. Utilizzabile 3. Comprensibile” e, a destra, testo “UNI ISO 24495-1:2024 sul linguaggio chiaro (plain language)”.

Fino a qui abbiamo lavorato solo sulle apparenze, sulla struttura. Ma un contratto accessibile deve essere anche comprensibile. E qui sorge la domanda: comprensibile per chi? In base a quale parametro?

Le ISO 24495-1:2024 sul “plain language” (linguaggio chiaro) offrono una risposta. Questi standard sono applicabili a qualsiasi documento, compresi i contratti, e forniscono linee guida concrete.

Un esempio pratico: una delle obiezioni più frequenti dei legali è: “Il linguaggio legale è specialistico, dobbiamo rispettare le norme, non possiamo prenderci certe libertà”.

Vero solo in parte. Spesso il problema non sta nei termini tecnici, ma nel fatto che concetti banali vengono resi inutilmente complicati con incisi, parentesi, riferimenti e termini desueti.

Ho preso una clausola di decine di righe, senza alcun termine prettamente giuridico, e l’ho ridotta a quattro righe mantenendo esattamente lo stesso significato. Nella versione originale c’era anche una seconda frase completamente pleonastica (“Il cliente è in ogni caso tenuto a conoscere le disposizioni relative alla vigente normativa”).

Quando lavoro sul linguaggio e trasformo clausole da 20 righe a 4, questa seconda frase da tre righe emerge in tutta la sua inutilità. E sai cosa succede? Il legale dice: “Hai ragione, cancelliamola”.

In molti progetti siamo arrivati a ridurre i contratti del 30-40% proprio così: lavorando a fondo, i legali prendono consapevolezza del contenuto, fanno ordine e buttano via le cose inutili.

Il valore della sostenibilità

C’è un altro importante aspetto da considerare. A un certo punto dell’anno, chi si occupa di sostenibilità fa il giro degli uffici chiedendo: “Come puoi contribuire al bilancio di sostenibilità?”

I legali spesso sono in crisi perché non fanno molte cose rilevanti in questo ambito. Ma quando c’è un contratto reso accessibile e comprensibile, finalmente possono alzare la mano e dire: “Abbiamo contribuito alla trasparenza verso clienti e consumatori”.

Diverse aziende hanno già pubblicato nel bilancio di sostenibilità le azioni intraprese a livello contrattuale per migliorare la comunicazione.

Conclusione

I contratti accessibili sono un vantaggio per:

  • le persone che li devono leggere e firmare
  • le persone che li scrivono
  • le macchine che devono processarli
  • le aziende in termini di sostenibilità e trasparenza

Il processo richiede tempo, è vero. Ma i riflessi positivi sono molti di più degli sforzi richiesti. Perché un contratto accessibile è semplicemente un contratto migliore.

Puoi guardare il mio talk su YouTube

Design, parole e diritto

Curo una newsletter dedicata al legal design e alla scrittura giuridica: parlo del mio lavoro, di come progettare documenti, servizi e testi legali, con uno sguardo su ciò che è realizzato in Italia e nel resto del mondo. La invio non più di una volta al mese.

Chi sono, in breve

Sono un avvocato e un legal designer: semplifico i documenti legali rendendoli comprensibili a chiunque. Mi occupo anche di contratti per imprese e freelance e di privacy.