Tipografia e atti giudiziari

Discutere su cosa sia una interlinea doppia porta il giudice a una saggia conclusione.

Cosa si intende per interlinea doppia?
Su questo interrogativo verte una decisione presa da un giudice del distretto ovest del Tennessee.
Premessa: l’interlinea è la distanza tra le righe. Meglio ancora, è la distanza tra le linee base di due righe successive.

Il fatto

Secondo le regole distrettuali del Tennessee, gli atti giudiziari devono essere scritti con un font di 12 pt, avere una interlinea doppia e non possono eccedere un certo numero di pagine.
Nel corso di un processo una parte eccepisce che la controparte non ha osservato questa regola: nell’atto di controparte l’interlinea è di 24 pt (punti tipografici).
Nei principali software di scrittura come Word o Pages l’interlinea doppia è invece pari a 28 pt.
La controparte avrebbe quindi impostato una interlinea inferiore a quella doppia, guadagnando più spazio e riuscendo in questo modo a contenere il proprio atto entro il limite di pagine stabilito dalle regole distrettuali.
Caso vuole che l’avvocato di controparte sia amico di Matthew Butterick (avvocato e tipografo, autore di Typography for lawyers), il quale lo aiuta nel replicare all’eccezione: nasce così un atto difensivo che è un piccolo trattato tipografico sulla interlinea.

La replica

La regola sulla interlinea doppia è nata nell’epoca della macchina da scrivere, quando il rullo poteva spostarsi verticalmente sul foglio solo di riga in riga (non c’erano mezze misure): per evitare un testo troppo denso e ottenere una distanza maggiore tra le righe, i tribunali americani avevano stabilito come standard quello della interlinea doppia.
Oggi equivarrebbe a premere due volte invio sulla tastiera, in caso di interlinea singola.
Nella macchina da scrivere ogni linea ha una altezza pari a quella del font, quindi una interlinea doppia equivale a una altezza pari al doppio dell’altezza del font: se è usato un font di dimensioni 12 pt, allora l’interlinea doppia equivale a 24 pt.
Ciò non vale però per i software di videoscrittura come Word, Pages o Google Docs. Questi software infatti adottano un criterio del tutto arbitrario per determinare la misura della interlinea (e di conseguenza della interlinea doppia).
Nel 2006, in occasione di un aggiornamento di Word, Microsoft dichiarò di aggiungere un po’ più di spazio tra le righe per fare apparire meglio il testo: ora in Word ogni linea ha una altezza pari a circa il 115% di quella del font.
Quindi in Word, a dispetto del nome, l’interlinea doppia non è uguale al 200% dell’altezza del font, ma al 230% circa. Come se non bastasse, l’altezza di ogni linea in Word varia leggermente in base al font usato.
La conclusione è che per determinare quando una interlinea sia doppia non si può fare affidamento sui criteri arbitrari e mutevoli nel tempo come quelli adottati da un software commerciale; piuttosto ci si deve basare su criteri oggettivi, ossia “aritmetici”, come sostiene da Butteri.
Vale la pena notare che a supporto di questa tesi in giudizio viene allegato un estratto di Typography for lawyers dedicato proprio alla interlinea e una immagine in cui, righello alla mano, si dimostra che l’interlinea usata è, appunto, doppia.

righello misura interlinea
Pica e DTP (Desktop publishing point) sono unità di misura tipografiche.

Una saggia conclusione

Il giudice evidenzia che le regole distrettuali non stabiliscono cosa si intenda per interlinea doppia. Né egli vuole colmare questa lacuna. Pertanto l’eccezione è respinta.
Significative sono le parole conclusive della sua (non) decisione: “…l’ultima cosa di cui le parti hanno bisogno sono più parole in una pagina. La lunghezza di una argomentazione non è garanzia del suo successo e infatti potrebbe produrre più confusione che chiarezza… le parti sono incoraggiate a impiegare il loro prezioso tempo a focalizzarsi sul merito della causa e di certo non a capire quante parole talvolta inutili possano entrare in una pagina”.

Cosa possiamo imparare da questo caso

Dalla vicenda che ho appena raccontato posso trarsi un paio di insegnamenti, utili anche qui in Italia, dove il decreto sinteticità sugli atti processuali civili ha causato stizzite reazioni degli avvocati.\
Vogliamo dettare regole sulla tipografia degli atti giudiziari? Bene, facciamoci però aiutare da chi è esperto nel campo. Altrimenti scriveremo regole scriteriate, come ho cercato di spiegare in questo e in quest’altro articolo.
Come avvocati, più che urlare contro la limitazione del diritto di difesa, perché non ci chiediamo come possiamo scrivere meglio? Scopriremmo che spesso significa scrivere meno.

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