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Una breve storia del legal design in Italia

Dal 2014 ai giorni nostri

Capita mi chiedano quale sia la storia del legal design in Italia: quando si è iniziato a parlarne? In quali ambiti?
Questa è una breve storia (la storia dal mio punto di vista, ovviamente) del legal design in Italia.
Potrei aver dimenticato qualcosa o qualcuno/a nell’arco dei quasi dieci anni: se così, scrivetemi, avrò piacere ad integrarla.

2014

Da sempre mi appassiona il tema del comunicare in modo chiaro il diritto.
Spinto da questo interesse, nel 2013 mi imbatto per la prima volta nelle parole “legal design” leggendo questo articolo sulla “visual law in practice”. Si parla di un workshop all’università di Stanford dedicato al Visual Contract Design, tenuto da Stefania Passera, Helena Haapio e Margaret Hagan.

Contatto Stefania Passera e la invito a tenere una legal design jam (così si chiama il formato di workshop da lei creato) a Milano.
Con l’aiuto di Valentino Spataro e Serena Manzoli, a febbraio organizziamo due workshop, i primi in Europa, dopo quelli di Stanford e San Francisco.
Vi partecipano avvocati, designer, dipendenti della pubblica amministrazione.

Al tema si interessa la casa editrice Giuffrè che nell’autunno mi invita a parlarne ai suoi dipendenti.

2015

Nel 2015 Cristina Alvino organizza presso l’Università di Perugia alcuni laboratori con gli studenti.

2016

Nel 2016 l’allora presidente della Corte d’appello di Milano, Amedeo Santosuosso, invita in più di un’occasione Margaret Hagan, che parlerà di legal design ad una platea di avvocati purtroppo più interessati ai crediti formativi che all’argomento. Grazie a Santosuosso, Hagan tornerà più in là a Pavia in occasione della Winter School organizzata dalla Università.

È proprio nel mondo universitario che il legal design inizia a farsi timidamente strada.

2018

Nel 2018 viene pubblicata una tesi sul legal design da parte di una studentessa del politecnico di Milano.

Nello stesso anno il CIRSFID dell’Università di Bologna organizza un evento dedicato a privacy e legal design a cui partecipa Hagan, oltre ad Arianna Rossi e la prof. Monica Palmirani, che fa gli onori di casa.
I giuristi si contano sulle dita di una mano, segno che il tema è ancora assai poco conosciuto.
Ad aprile parlo di legal design per un evento di legal hackers Milano.
Due mesi dopo il Sole 24 ore pubblica un articolo sui “contratti designato a regola d’arte”.

2019

A maggio tengo il primo corso sul legal design in Italia: è organizzato da Giuffrè.

Nel settembre al Legal design Summit di Helsinki, l’avv. Marco Imperiale è tra coloro che intervengono dal palco.
A partecipare al Summit dall’Italia siamo in 6-7 persone (oltre a Passera, Rossi e Rossana Ducato che lavorano all’estero).

A fine anno si tiene un seminario dedicato al legal design presso l’Università statale di Milano, a cui partecipo come relatore.

2020

Il 2020 è un anno prolifico.
A gennaio inauguro la mia newsletter sul legal design e la scrittura giuridica (a proposito, conta ad oggi 368 persone iscritte: grazie!).
A febbraio organizzo i miei primi corsi online sul legal design.
In autunno, ingaggiato da Mondora, insieme al designer Maurizio Piacenza elaboro per Sorgenia forse il primo documento legale in italiano, rispetto a cui usare le parole legal design non sia un azzardo: si tratta di una sintesi contrattuale imposta dalla normativa europea.

Legal Hackers Roma prima portano il legal design in Cassazione con un evento dedicato al Gdpr, poi organizzano un partecipassimo hackaton sulle informative privacy, patrocinato anche dal Garante privacy.
Sono tra i giurati e questo mi permette di osservare da vicino l’impegno profuso dai tanti partecipanti in nemmeno due giorni di tempo. 

Nel corso dell’anno all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli si portano avanti progetti che coinvolgono gli studenti di Giurisprudenza.

Nasce Heu, una startup che ha l’obiettivo di automatizzare la creazione di documenti legali più comprensibili.

A cavallo tra il 2020 e il 2021 l’avv. Fontana pubblica un podcast dedicato al legal design per la rivista Legalcommunity.

2021

Ad inizio anno parlo di legal design al corso di perfezionamento organizzato dal prof. Ziccardi per l’Università di Milano. 

La Cattolica organizza un seminario tenuto dall’avv. Barbara De Muro; l’avv. Santiago Caravaca tiene un breve corso per l’Università di Trieste. 

Ormai si moltiplicano i webinar e i corsi dedicati al legal design. 

A giugno Giuffre pubblica il primo libro italiano sul legal design, scritto da De Muro e Imperiale.

Anche le aziende mostrano interesse verso l’argomento: lavoro prima ai microtesti di un sistema di pagamento, poi alla informativa privacy sempre del gruppo Teamsystem, nel frattempo continuo a lavorare per Sorgenia su altri documenti. 

A dicembre inauguro il canale Telegram dedicato al legal design e alla scrittura giuridica (grazie alle persone iscritte!).

Tra il 2021 e il 2022 l’Università di Milano organizza un corso di perfezionamento dedicato sin dal titolo anche al legal design e a cui partecipo come docente.

Il 2021 è anche l’anno in cui il Garante privacy lancia un contest sulle icone da usare nelle informative.

2022

A gennaio 2022 nasce Design rights da una partnership tra LCA e Teamsystem.

Il 15 febbraio 2022 nasce Iura Design, dedicata a legal design e scrittura inclusiva, che fondo insieme ad Annamaria Anelli, Maurizio Piacenza e Viviana Neglia.

Il futuro

Cosa auspico per il futuro?
Una maggiore partecipazione delle università: sia nell’ambito della ricerca (inesistente o quasi) che, ovviamente, a livello di insegnamento, dove le varie iniziative appaiono più tentativi estemporanei che progetti formativi dei giuristi di domani. Forza!

Un maggior coinvolgimento della pubblica amministrazione, grande assente finora. Eppure nel pubblico i problemi da risolvere non mancano certo. Di nuovo, forza!

In genere, che si parli di più di legal design come attività progettuale e come forma mentis per risolvere, appunto, gli innumerevoli problemi che affliggono il mondo del diritto.
E meno del legal design come un “nice to have”.
Infine, più condivisione di conoscenza e meno steccati tra chi se ne occupa.

Todo cambia, come scriveva il poeta. Un passo alla volta.

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