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Il legalese, una complicazione inutile

8 motivi per i quali gli avvocati scrivono male.

Tampoco. È una parola di cui ignoravo l’esistenza fino a quando non sono diventato avvocato.
Fu il più anziano collega presso cui lavoravo a farmela conoscere: nel correggermi un atto, mi invitò a scrivere tampoco al posto di neppure.

Allora non sapevo di essere già immerso da tempo, dall’inizio dell’università più o meno, nelle sabbie mobili, o nella nebbia – fate voi – del legalese, ossia quel linguaggio oscuro e contorto usato dalla stragrande parte dei giuristi (avvocati, giudici, professori, notai e così via).

Non scrivere come un avvocato, raccomanda l’Economist

Noi giuristi non ci rendiamo conto che scrivendo con il tipico stile pomposo e da iniziati appaiamo agli occhi dei nostri clienti o dei lettori non certo colti o esperti ma soltanto ridicoli e fuori dal tempo.
L’Economist, nella sua famosa guida di stile, invita i giornalisti e collaboratori a non scrivere in modo antiquato come gli avvocati.

Quali sono i motivi per gli avvocati scrivono con uno stile così criticato?

  1. Perché nelle facoltà di giurisprudenza (italiane) non esistono corsi di scrittura giuridica. E se esistono non è obbligatorio seguirli.
  2. Perché all’università, in compenso, hanno studiato su libri scritti da giuristi cui a loro volta nessuno ha mai insegnato a scrivere di diritto in maniera chiara e comprensibile.
  3. Perché per diventare avvocati e, dopo, nel corso della professione hanno sempre avuto a che fare con testi scritti in legalese da altri giuristi come loro.
  4. Perché scrivere in legalese è rassicurante, fa sentire parte di una cerchia eletta di iniziati custodi di un sapere e di una lingua non accessibile a tutti.
  5. Perché è una forma di narcisismo: buttare espressioni latine qua e là fa sentire fighi.
  6. Perché pensano che il cliente sia impressionato da una scrittura apparentemente colta (ricordate la storia di Renzo e dell’Azzeccagarbugli?).
  7. Perché è sempre stato fatto così e a cosa serve cambiare?
  8. Perché cambiare e imparare a scrivere in modo chiaro costa fatica, impegno e continuo allenamento. Insomma, cambiare non è affatto semplice.

Eppure cambiare il proprio modo di scrivere dovrebbe costituire per gli avvocati un imperativo. Soprattutto in un tempo, come quello attuale, in cui siamo bombardati di informazioni: il legalese oggi non suona soltanto ridicolo ma rappresenta una insopportabile complicazione, una odiosa perdita di tempo nel migliore dei casi; un ostacolo insormontabile e una perdita di soldi nel peggiore.

A proposito, secondo il vocabolario Treccani la parola «tampoco» è oggi «sentita come antica e di uso raro». È una «voce tutta spagnola, rimasta dalle visite che gli spagnoli ci fecero nei secoli passati. Usata solo da qualche inesperto con le orecchie foderate di pelle asinina», secondo il «Lessico dell’infima e corrotta italianità». Impossibile trovare quest’opera su e-book, visto che è stata pubblicata nel 1877. 

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