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Perché il freelance deve avere un contratto: una storia esemplare

Sono tanti i freelance che lavorano senza un contratto che li leghi al loro cliente. Sbagliano. Questa storia tratta da una sentenza del Tribunale di Milano del 2016 è significativa.

Uno degli errori più gravi che può commettere un freelance è quello di lavorare per un cliente senza avere un contratto firmato da entrambi.
“Ci siamo accordati per telefono”, “ci siamo scambiati un paio di mail”.
No, non basta. Come non basta un semplice preventivo magari anche sottoscritto per accettazione dal cliente.

Una storia esemplare

Vi racconto una storia tratta da una sentenza del Tribunale di Milano del 2016.
A partire dal 2005 e fino al 2011 una casa automobilistica commissiona ad un freelance una serie di video pubblicitari.
Nel 2012 il creativo e la casa di produzione dei video scoprono che i video sono stati tagliati, modificati e diffusi su internet privi del nome di autore e produttore. Decidono quindi di fare causa alla casa automobilistica: l’autore chiede un risarcimento di 450.000 €, la casa di produzione un risarcimento di 409.000 €.
La casa automobilistica, in quanto committente, aveva oppure no il diritto di pubblicare su internet i video?

La decisione del Tribunale

Come si decide in casi del genere? Semplice, dice il giudice: si legge ed interpreta il contratto per capire quali dei diritti patrimoniali che spettano all’autore sono stati ceduti al committente.
Problema: le parti non hanno sottoscritto un contratto ma hanno raggiunto un accordo solo a voce!
Ecco che il giudice per prendere una decisione deve esaminare una “copiosa documentazione”, ossia tutte le fatture ed i preventivi elaborati dal 2007 al 2011.
Solo grazie a questa analisi il giudice può concludere che il committente aveva diritto a pubblicare i video su internet.
C’è un unico punto su cui il giudice dà ragione al freelance: aveva il diritto di essere citato come autore del video. Per la violazione di questo diritto gli viene riconosciuto un risarcimento di 75.000 € a fronte di una richiesta iniziale di 450.000 €.
La casa di produzione non ha invece diritto ad alcun risarcimento.
C’è poi la questione delle spese sostenute dal freelance per farsi difendere in Tribunale (ossia, chi paga l’avvocato?). Normalmente – e semplificando – chi perde paga le spese sostenute dalla parte vittoriosa nel processo.
In questo caso però il giudice scrive che è stato difficile ricostruire le prove necessarie per prendere una decisione. Ricordate, non esisteva un contratto!
Non solo, il creativo ha anche rifiutato una proposta transattiva da parte della casa automobilistica che avrebbe evitato la causa e che secondo il giudice era congrua.
Ecco che il Tribunale stabilisce che il freelance dovrà pagare per intero le spese legali sin lì sostenute.

Conclusione

Ci sono voluti tre anni per ottenere una sentenza che solo in minima parte ha esaudito quanto richiesto.
Tuto ciò sarebbe stato evitato con un contratto in cui venivano stabilito chiaramente quali diritti d’autore il freelance cedeva alla casa automobilistica.
Una telefonata, uno scambio di mail o un preventivo vi faranno risparmiare sul breve periodo ma non vi tutelano da più o meno imprevedibili rischi (e perdite) futuri.

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